EuroPeano

2015-05-06 11.12.30(Articolo in Inglese (EN))

Un mese fa mi sono chiesto come l’innovazione e le start-up siano finanziate dal settore pubblico (a livello europeo) e privato nell’Unione europea. Durante le scorse settimane, quella domanda mi è tornata in mente, quando ho avuto l’opportunità d’incontrare esperti su innovazione, piccole e medie imprese (PMI) e start-up. In particolare, due eventi sono stati importanti su questi argomenti: il primo giorno allo European Business Summit 2105 (EBS 2015) e il tour di “Pirates on shore”.

EBS 2015 è stato un evento di due giorni sul business in Europa e mi ha permesso di incontrare e ascoltare Bernd Reichert, Kumardev Chatterjee e Peter Jungen.

Bern Reichert è il Capo dell’Unità Horizon 2020 SMEs nell’Agenzia esecutiva per le PMI (EASME). Reichert ha spiegato cosa sia l’SMEs Instrument di Horizon 2020 e ha descritto le sue tre fasi: la fase 1 finanzia studi di fattibilità di idee innovative di business; la fase due supporta lo sviluppo del progetto con un ammontare tra 0,5 e 2,5 milioni di euro per proposta; la fase 3 non implica nessun fondo, ma aiuta la preparazione del lancio sul mercato con un vasto supporto, training, tutoraggio e accesso facilitato al capitale di rischio.

Kumardev Chatterjee è il presidente dello EYIF (European Young Innovators Forum), che è una no-profit belga che supporta innovazione e imprenditoria giovanile. È inoltre uno dei proprietari di EU Startup Services Ltd, una azienda di consulenza inglese specializzata nei finanziamenti forniti dall’SMEs Instrument (fase 1 e 2) dell’UE.
Durante l’incontro Chatterjee ha espresso il suo disaccordo contro i venture capital, perché prendono una parte (normalmente il 20%) dell’azienda in cambio del finanziamento e, in questo modo, le imprese perdono la loro libertà di decidere. Tuttavia, Chatterjee si è dimostrato totalmente a favore dei fondi dell’UE e in particolare delle prime due fasi dell’SMEs Instrument, che ha spiegato nei dettagli.

Nell’incontro successivo, Peter Jungen ha avuto un approccio differente. Jungen è un investitore (business angel) e cofondatore dell’EBAN (European Business Angel Network). Ha iniziato con una citazione da “La seconda rivoluzione industriale” di McAfee dicendo che “Abbiamo bisogno di più imprenditori che scienziati”. Jungen crede che le aziende nell’UE dovrebbero cercare fondi molto più come equity che come prestiti bancari e ha mostrato che la spesa pro-capite dei venture capital è 100 dollari negli Stati Uniti, 10 dollari in UE, 5 dollari nell’Eurozona e circa 5 dollari in Cina e India. Questi dati per lui implicano due conseguenze importanti: in primo luogo, la differenza tra la spesa dei venture capital in US e in UE è maggiore che il Piano Juncker e, in secondo luogo, la Cina e l’India sorpasseranno presto l’Europa se qualcosa non cambia.

Dopo aver ascoltato questi esperti, sentivo che qualcosa non mi tornava, tuttavia dovevo ancora partecipare a un evento decisamente più concreto, organizzato da “Pirates on shore” in CO.STATION, uno spazio di co-working in Bruxelles. Pirates on Shore è un tour di eventi organizzati in tutta Europa per mettere in contatto imprenditori locali con investitori: in ogni tappa creano un team con due o tre venture capital e organizzano un evento in un centro tech locale. Nel loro evento a Bruxelles, Frank Maene, Managing Partner di Volta Ventures (un’azienda di venture capital che investe in innovazione high tech), mi ha aiutato a trovare una risposta ai miei dubbi durante l’introduzione della sua azienda: Maene ha spiegato come una startup innovativa necessita di circa venti milioni di euro per il suo sviluppo; ha mostrato i diversi passaggi seguiti dalla sua azienda per i finanziamenti; ha affermato che se un imprenditore non vuole cedere un 20% della sua azienda, non deve cercare denaro attraverso il venture capital; e ha ripetuto che una start-up necessita di tentare ogni opportunità, dai fondi privati a quelli pubblici (venture capital, fondi nazionali, regionali, europei, crowfunding, ecc). “Perché? Perché il primo fondo è facile da avere, ma il secondo e il terzo sono molto più complicati”.

E tutto mi è diventato molto più chiaro.

Nell’ultimo anno la Commissione europea ha cambiato approccio e ora cerca di finanziare le PMI concentrandosi su singole aziende e non su consorzi. Questo sforzo è supportato dalla società civile e dalle stesse PMI. Tuttavia, startup innovative ad alta tecnologia necessitano più fondi di quelli che l’SME Instrument offre e quindi queste imprese devono trovare finanziamenti attraverso altri mezzi per incrementare le loro chance di successo.
Allo stesso tempo in una prospettiva di medio e lungo termine l’Europa deve aumentare l’attrazione di capitali e, di conseguenza, gli investimenti nelle proprie startup innovative: è in gioco la sua competitività.

 

 

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